Ecco cosa succede quando uno ha troppo tempo libero.
"La fantasia è un posto dove ci piove dentro" (Italo Calvino)

SOS Invadeteci!
Ecco cosa succede quando uno ha troppo tempo libero.
"La fantasia è un posto dove ci piove dentro" (Italo Calvino)
Io direi di multarli tutti quanti per sosta vietata. E poi denunciarli per interruzione di pubblico servizio. E poi, pacatamente, sospendergli la licenza per sei mesi. E poi farei comunque di testa mia: concederei le altre cinquecento (anzi, facciamo mille) licenze e disporrei una riduzione drastica delle tariffe. Se ti sta bene, è così. Sennò cambi mestiere, io un altro capace di guidare una macchina credo proprio di riuscire a trovarlo. Chissà, magari imparano la differenza tra "sciopero" e "assedio", tra "diritto" e "privilegio". E figuratevi: io sono un moderato.
"Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me? Ehi, con chi stai parlando? Dici a me? Eh, non ci sono che io qui. Di', ma con chi credi di parlare tu?". (Travis Bickle-Robert De Niro, 1976)
Forse è giusto che lo sappiate: per l’autore di questo blog, la musica è morta nel 1983. Dopo quella fatidica data, se c’è stata della buona musica, è stata una fortunata coincidenza. Oppure sono stati i Radiohead, che però non fanno musica e basta, ma fanno arte di quella vera (il loro “In rainbows”, che come saprete potete scaricare legalmente qui, mi pare lo dimostri, oltre a dare al sottoscritto delle ragionevoli basi empiriche circa la reale esistenza di Dio).
Ebbene, dicevo, la musica è morta nel 1983. Si è impiccata nel bagno di David Gilmour, il giorno in cui Roger Waters se n’è andato sbattendo la porta. Sicchè, quella che ascoltiamo oggi, quella scritta dopo l’83, dovremmo avere l’accortezza di chiamarla in un altro modo.
Fatto sta che domenica sera, girovagando, mi imbatto in questo unplugged di Amy Winehouse. E scopro di dover ammettere (senza tirare in ballo la sua “Rehab”, con cui ci hanno frantumato i cosiddetti qualche tempo fa) che la ragazza ha una voce da urlo e talento da vendere. Non so come altro dirlo: ecco una persona che sa cantare. Poi scopro (perché sono uno che si informa) che la nostra ha qualche problema con l’alcool, oltre a soffrire di psicosi maniaco-depressiva e ad essere un filino bulimica. E ti trovo un’altra esibizione, che già avevo intravisto tempo addietro, in cui la ragazza, mentre canta, è visibilmente fuori. Comunque, quello che conta è che Amy Winehouse non solo canta che è una meraviglia, ma pare l’abbiano ibernata nel 1965 e scongelata ieri mattina. Cioè, ragazzi, questa è un pezzo di anni ’60 ai nostri giorni, il che significa che posso fare un’eccezione ed includerla nella musica pre-83. In buona sostanza, contrordine, compagni: la musica è viva. Non è lucidissima, ma è viva.
Sull'onda emotiva delle richieste di risarcimento, proporrei di citare in giudizio i discendenti di Odoacre per quella faccenduola del 476.
"E' bello essere re!" (Mel Brooks, 1981)
A me, personalmente, non piace per niente. Non condivido questa crescente mania, di chiara derivazione americana, di infilare in ogni dove i colori della bandiera. Avrei preferito delle lettere bianche su sfondo rosso (molto SPD). O al limite su sfondo arancione (ma per ignote ragioni l'arancione è stato abbandonato in corso d'opera: il colore del partito è il verde. Bah). Comunque, non mi meraviglio. Del fatto che non mi piaccia, dico. In fondo, non piace neanche a Luca Sofri. E Luca Sofri ha sempre ragione. E quando non ce l'ha, se la meriterebbe.
Oggi è successo. Sapevo che era solo questione di tempo, che a certe cose non si sfugge. Ma la cosa mi ha colto ugualmente di sorpresa. Non che io abbia mai fatto nulla per evitarlo: sono quello che sono, sembro quello che sembro e faccio poco per nascondermi o migliorarmi. Ma cavolo, proprio non me l’aspettavo. Non ora. Non in questo modo.
Attraversavo la strada, distrattamente come al solito. Ad un certo punto, alzo gli occhi da terra e mi trovo di fronte una ragazza con un cane al guinzaglio. Avrà più o meno la mia età. La ragazza, intendo. Non il cane. Sto già riabbassando gli occhi verso le mie scarpe (dannato, eterno, immotivato terrore per il gentil sesso) quando lei mi colpisce a tradimento. Pronunciando sei semplici parole. Le sei parole che cambieranno la mia vita, che segneranno in eterno un solido, inamovibile punto di non ritorno alle mie spalle.
“Mi scusi, SIGNORE, ha una sigaretta?”
Il mio mondo non sarà più lo stesso.
"Prima di salutarvi vorrei tanto lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ne ho. Vanno bene lo stesso due messaggi negativi?". (Woody Allen)
Gambadilegno ha voluto fare un esperimento di voto su rivotiamo.it. Che dire, pare che accettino firme anche dagli abitanti di Topolinia. Io stesso, poco fa, ho aderito col nome di Jimi Hendrix.
"Le primarie del PD: oltre tre milioni al voto"; "Forza Italia: 'Dati gonfiati'". (ANSA, 14 ottobre 2007)
Ci fosse (ma magari c'è) un'enciclopedia multimediale della musica, e spettasse a me selezionarne i contenuti, avrei risolto in un colpo solo il problema delle voci "pianista", "solo per pianoforte" e "ballata". Scusate se è poco.
"Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito". (Alessandro Baricco)
Si rimane in fiduciosa attesa di un nuovo invito da parte dell'on. Fini. Stavolta, però, ad espellere dal Paese venti o trentamila membri delle forze dell'ordine. Sarebbe già un bel repulisti, per dirla con parole sue.
"La cosa più irritante di questi giorni insanguinati sono le facce dei capi della destra che sfilano in tv con cupi sorrisi e una soddisfazione implosa che irrigidisce i loro sguardi, tipo: lo sapevamo che sarebbe finita così. Quel loro pattinare sui nervi scoperti del Paese per annettersi qualche voto, qualche consenso, qualche maledizione. Gianfranco Fini in impermeabile bianco che sfila, insieme al suo manipolo di colonnelli, tra le sterpaglie di Tor Di Quinto, dove è stata uccisa Giovanna Reggiani. Fuma, si guarda in giro, vede tutto per la prima volta, ma la racconta come se fosse l'ultima". (Pino Corrias)