Obama '08
giovedì, 28 febbraio 2008
Davvero ammirabile il candore con cui Rocco Buttiglione ammette di essere titolare di uno degli ormai famigerati conti bancari in Liechtenstein. Un conto tale e quale a quello di tanta "povera gente che prende lo stipendio", sul quale, infatti, il nostro filosofo fai-da-te  tiene una cifra ridicola, che addirittura fatica a ricordare. Cosa saranno mai, 4500 franchi svizzeri su un conto in Liechtenstein? Chi è, tra la povera gente che prende lo stipendio, a non avere tremila euro infilati in qualche banca estera, inutilizzati e dimenticati? Insomma, il suo è un modo come un altro per stare vicino alla gente.
Mi sorge spontanea qualche domanda. Cosa gli faranno adesso? E se quella sommetta su un conto estero ce l'avessi io, misero co.co.pro, quante me ne farebbero passare nei prossimi anni? E quanto poco ci avrebbero messo ad accorgersene?

"Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. È possibile provvedere? si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone". (Rocco Buttiglione e Albertina Soliani, 8 giugno 2007)
mercoledì, 27 febbraio 2008

Ecco. Poi uno prova a mettere insieme i vari pezzi sparpagliati qua e . E si accorge, senza troppo stupore, che quello che sta succedendo (1-2-3-4) rientra nelle naturali conseguenze.

"È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". (Costituzione della Repubblica Italiana, XII disposizione finale)

lunedì, 25 febbraio 2008

Bene. Innanzitutto, lasciatemi ringraziare dal profondo del cuore quell'adorabile vecchina che stava seduta al mio fianco. Mi ha aiutato ad optare definitivamente per la misantropia quando ha scelto di trascorrere il quarto d'ora cruciale del film lasciando squillare il cellulare. E quello successivo, di quarto d'ora, chiacchierando tranquillamente nel medesimo oggetto. Ripeto: durante il film. E preciso: al cinema, non nel salotto di casa sua. Chissà che faccia ha fatto, la cassiera del cinema, quando ha ritrovato la sua testa nel cestino dei bagni.
Comunque, veniamo al film, e che film. Into the wild entra di prepotenza nella mia personale top-ten del nuovo secolo. La ragione, come al solito, non ve la dico, sennò va a finire che mi lascio prendere la mano e vi racconto più del lecito. Andate a vederlo. I personaggi sono ben costruiti e non è mai scontato. Sa pure regalare, qua e là, delle piccole perle di saggezza esistenziale, soprattutto nel bellissimo stravolgimento del concetto di esperienza che emerge da uno degli ultimi dialoghi. E pure se uscirete dalla sala un poco sfiniti (dura più del necessario e finisce con lo sfilacciarsi un po', questo è l'unico, trascurabile difetto) il giorno dopo vi accorgerete che il bravissimo Sean Penn vi ha lasciato dentro più di quello che immaginavate. L'immagine qui sopra, che ha tormentato le mie ultime due notti, lo testimonia per me.
Ah. Vedetelo, per favore, in lingua originale. Non oso immaginare come i direttori del doppiaggio abbiano fatto scempio, traducendole, delle parole "into the wild", che per ovvie ragioni ricorrono spesso nei dialoghi.

"I read somewhere: how important it is in life, not necessarily to be strong, but to feel strong. To measure yourself at least once, define yourself at least once in the most ancient of human conditions, facing the blind deaf stone alone, nothing to help you but your hands and your own head". (Christopher Supertramp)

giovedì, 21 febbraio 2008
Il mite Sandro Boh è stato categorico: no ai candidati implicati in processi. Purchè quei processi (e pare superfluo puntualizzarlo) non siano di natura politica. Il che significa, per quella che immagino essere la sua concezione di processo politico, che la norma non sia da ritenersi valida per chi è sotto il metro e settantacinque ed ha il tacco rinforzato, il capello trapiantato, la pelle liftata, tre televisioni, qualche centinaio di cactus e questa faccia qui. Ma forse sono io che penso subito male.

"La legge è uguale per tutti. Basta essere raccomandati" (Marcello Marchesi)
giovedì, 21 febbraio 2008

Che voi ci crediate o no, questa qui è una fontana.

E, per la cronaca, è nella stessa città di questa. E di questa. E di questa.

"La bruttezza del presente ha valore retroattivo". (Karl Kraus)

mercoledì, 20 febbraio 2008

Quando il titolista ha un'anima romantica.

"Non è successo un tubo". "Mandiamo tre inviati e titoliamo: Tragico vuoto". (Altan)

martedì, 19 febbraio 2008

Per casini che non sto qui a spiegare, ieri è stata una brutta giornata. L'altroieri pure, e gran parte della scorsa settimana idem, ma ieri è record. Sta di fatto che ieri, tornando a percorrere dopo molto tempo un mio vecchio tragitto casa-lavoro, mi sono accorto che era tutto diverso. E allora la brutta giornata ha avuto un suo piccolo angolo di luce, una sua piccola nota felice. "Ma vuoi vedere", mi sono detto, "che le cose, piano piano, stanno davvero cambiando?". Poi mi sono risposto. No.

"Io te posso dì 'na cosa sola: se vince Berlusconi... a Berlusco', ricordati degli amici! Ricordate di chi t'ha voluto bene!" (Corrado Guzzanti-Francesco Rutelli)

mercoledì, 13 febbraio 2008

E' online tolleranza.zero, un sito di informazione, denuncia e documentazione sull'inciviltà stradale nella capitale. Se siete romani, se siete esasperati, ecco la vostra casa.

"A Los Angeles, l'unico modo che hai per conoscere qualcuno è investirlo" (Steve Martin)

martedì, 12 febbraio 2008

Questa è proprio bella...

"Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso". (Philip Roth)

lunedì, 11 febbraio 2008

Rispondo all'interessante commento di Macca al mio ultimo post (e vado pure un po' oltre, chè stamattina mi va di scrivere).
Ovviamente non credo che il PD sarà capace di rigenerare tutta una classe politica (mi stupirei se lo scoprissi capace di rigenerare anche solo se stesso). Ma si intravedono dei barlumi di cambiamento, ed è già qualcosa, malgrado gli ovvi limiti propri di ogni partito (certe consorterie da Ancient Régime su tutti, ma non solo). Soprattutto, come scriveva ieri Luca Sofri, pare che non stia prevalendo quella logica del "vincere a tutti i costi" che negli ultimi tre lustri ha portato, sventolando lo spettro di Berlusconi, alla legittimazione di governi malassortiti, mediocri e pigramente conservatori. Mi pare che si stia cercando di andare, nelle strategie politiche e comunicative, un pochino oltre il prossimo aprile. E questa è una cosa che personalmente, da elettore di sinistra, non avevo ancora visto. Basterebbe per andare a votare non una, ma dieci volte.
Quanto alle reali prospettive di cambiamento, l'obiezione più seria (ed è tutto dire) che ho ascoltato negli ultimi mesi è che Veltroni non è il nuovo, come se l'assenza di un passato bastasse, da sola, a garantire un rinnovamento. Come se la verginità politica fosse una sorta di panacea per tutti i mali d'Italia. E la cosa mi spaventa, perchè questo è un Paese strano, che passa la vita appeso alla gonnella della mamma, ma poi, quando si mette in testa l'idea balzana di correr dietro al nuovo che avanza, combina disastri immani, anzi finisce con l'essere ricacciato indietro. Ma tornando a Veltroni: il cambiamento non sta in ciò che le persone sono. Sta in ciò che le persone fanno. Ed è dalle proposte concrete, e dalla volontà e dalla capacità di tenervi fede, che un uomo (politico e non solo) dovrebbe esser giudicato. Per il momento, mi pare si stia percorrendo la strada giusta. Ci vorranno, come è ovvio, delle correzioni di rotta, ma il tutto mi pare (e ripeto, non è poco) straordinariamente inedito.
Berlusconi vincerà. Lo farà probabilmente con grossi margini, perchè tanta gente tornerà a votarlo, illudendosi ancora una volta nella miope ricerca di chissà quale terra promessa. Vincerà (e questo mi spaventa) perchè l'esperienza fallimentare del governo Prodi legittimerà, anzi esalterà i suoi continui eccessi comunicativi. Vincerà perchè la gente è stanca, e quando la gente è stanca non sta troppo a pensare alle conseguenze. Ma seppure vincerà, noialtri (e per noialtri non intendo la sinistra, ma tutti quelli che vivono come un incubo la prospettiva di un nuovo quinquennio berlusconiano) stavolta, magari, riusciremo a non perdere.

"Questo vuol dire, la speranza. Dare un nome di ricordo al destino". (Cesare Pavese)

Emergency