Rispondo all'interessante commento di Macca al mio ultimo post (e vado pure un po' oltre, chè stamattina mi va di scrivere).
Ovviamente non credo che il PD sarà capace di rigenerare tutta una classe politica (mi stupirei se lo scoprissi capace di rigenerare anche solo se stesso). Ma si intravedono dei barlumi di cambiamento, ed è già qualcosa, malgrado gli ovvi limiti propri di ogni partito (certe consorterie da Ancient Régime su tutti, ma non solo). Soprattutto, come scriveva ieri Luca Sofri, pare che non stia prevalendo quella logica del "vincere a tutti i costi" che negli ultimi tre lustri ha portato, sventolando lo spettro di Berlusconi, alla legittimazione di governi malassortiti, mediocri e pigramente conservatori. Mi pare che si stia cercando di andare, nelle strategie politiche e comunicative, un pochino oltre il prossimo aprile. E questa è una cosa che personalmente, da elettore di sinistra, non avevo ancora visto. Basterebbe per andare a votare non una, ma dieci volte.
Quanto alle reali prospettive di cambiamento, l'obiezione più seria (ed è tutto dire) che ho ascoltato negli ultimi mesi è che Veltroni non è il nuovo, come se l'assenza di un passato bastasse, da sola, a garantire un rinnovamento. Come se la verginità politica fosse una sorta di panacea per tutti i mali d'Italia. E la cosa mi spaventa, perchè questo è un Paese strano, che passa la vita appeso alla gonnella della mamma, ma poi, quando si mette in testa l'idea balzana di correr dietro al nuovo che avanza, combina disastri immani, anzi finisce con l'essere ricacciato indietro. Ma tornando a Veltroni: il cambiamento non sta in ciò che le persone sono. Sta in ciò che le persone fanno. Ed è dalle proposte concrete, e dalla volontà e dalla capacità di tenervi fede, che un uomo (politico e non solo) dovrebbe esser giudicato. Per il momento, mi pare si stia percorrendo la strada giusta. Ci vorranno, come è ovvio, delle correzioni di rotta, ma il tutto mi pare (e ripeto, non è poco) straordinariamente inedito.
Berlusconi vincerà. Lo farà probabilmente con grossi margini, perchè tanta gente tornerà a votarlo, illudendosi ancora una volta nella miope ricerca di chissà quale terra promessa. Vincerà (e questo mi spaventa) perchè l'esperienza fallimentare del governo Prodi legittimerà, anzi esalterà i suoi continui eccessi comunicativi. Vincerà perchè la gente è stanca, e quando la gente è stanca non sta troppo a pensare alle conseguenze. Ma seppure vincerà, noialtri (e per noialtri non intendo la sinistra, ma tutti quelli che vivono come un incubo la prospettiva di un nuovo quinquennio berlusconiano) stavolta, magari, riusciremo a non perdere.
"Questo vuol dire, la speranza. Dare un nome di ricordo al destino". (Cesare Pavese)











