Detto questo, passiamo al film. Giusto per dire che l'effetto Elephant ha colpito ancora, costringendo il sottoscritto ad inenarrabili evoluzioni acrobatiche sulla poltrona. E' bastato un primo piano di Javier Bardem (superlativo!) per farmi pentire di aver messo piede in quella sala anzichè stare a casa a fare l'uncinetto. Perchè è proprio vero, non è un paese per vecchi, e non è per vecchi neppure il film. Ogni primo piano del protagonista mi avrà tolto, ad occhio e croce, dai quindici ai venti minuti di vita. Guardate il film, fatevi due conti e vi spiegherete il fatto che stamattina ho 72 anni.
Ecco, una volta uscito dalla sala e tornato nel mondo reale, ho ringraziato il cielo. Perchè non sono nato in Texas, prima di tutto, ma anche perchè ci sono andato, a vedere 'sto film, che è veramente, veramente, veramente bello. Finiti i ringaziamenti, ho preso ad aggirarmi guardingo per le strade buie di Roma, accelerando il passo ogni volta che incrociavo un losco figuro (e sia detto per inciso che tutti, dal primo all'ultimo, mi parevan loschi, e che guardavo con lieve sospetto anche la mia lei). E' l'effetto Elephant, si diceva. Quello che amplifica la mia già nutrita schiera di paranoie spingendomi, dopo aver visto un thriller, ad aver paura anche dei Teletubbies (soprattutto dei Teletubbies). Al che mi chiederete: ma che ci vai a fare, a vedere i thriller? Ed io risponderò: un uomo deve fare quello che deve fare.
Morale del film: mai fidarsi di quelli coi capelli a caschetto. Che, peraltro, è una cosa che sostenevo da tempo.











