"Qualche volta, se giochi a calcio, la devi proprio buttare dentro". (Thierry Henry)
"Qualche volta, se giochi a calcio, la devi proprio buttare dentro". (Thierry Henry)

SOS Invadeteci!
E' dalla notte del 14 aprile che tento di spiegare questo ad amici, colleghi e parenti. Senza mai trovare le giuste parole per farlo. Ecco perchè sogno segretamente di essere lui. Che poi, a voler essere fiscali, un'altra ragioncina per desiderare i suoi panni ci sarebbe...
(Luca, si scherza, eh!).
"Per i prossimi cinque anni lo slogan è 'non si può fare altrimenti'" (Luca Sofri, sempre lui)
Per quanto io mi sia sforzato, negli anni, di cercare le parole per rendere il giusto omaggio a chi ha dato la propria vita per la mia libertà, non ne ho ancora trovate di migliori di queste. E a chi oggi (da una parte e dall'altra di questo assurdo, puerile, anacronistico "muro contro muro") crede che davvero su tutta la Resistenza italiana si possa attaccare l'etichetta di "comunista", io non so consigliare lettura migliore di questa, che della Resistenza è l'eredità più grande.
"Tu non sai le colline / dove si è sparso il sangue. / Tutti quanti fuggimmo / tutti quanti gettammo / l'arma e il nome". (Cesare Pavese, da La terra e la morte, 9 novembre 1945)
Caro Silvio,
mi sento autorizzato a darTi anch’io del tu, dal momento che Tu l’hai fatto con me senza chiederTi se e quanto la cosa potesse infastidirmi. Hai ragione, le elezioni del 13 e del 14 aprile sono un’occasione da non perdere: per questo mi recherò a votare e per questo mi guarderò bene dal dare il mio voto a chi, come Te, è quanto di più lontano ci possa essere da me e dalla mia famiglia, dal mio stile di vita, dalle mie aspirazioni, dai miei desideri, dal mio senso dello Stato, della decenza e dell’onestà.
Noto – non te lo nego, con un pizzico di piacere – che dopo avermi governato per cinque anni – il governo più longevo, forte e coeso della storia repubblicana, parole tue – senza essere capace di porre rimedio ad uno soltanto dei problemi che affliggono la mia vita e quella di chi mi è vicino, e senza invece lesinare sforzi nel risolvere i Tuoi problemi e quelli dei dottori Previti e Dell’Utri, hai ancora la faccia tosta di scrivermi. E non lo fai per chiedermi scusa e promettermi che non lo farai più. Anzi, Ti permetti di chiedermi ancora il mio voto, convinto come sei che basti una letterina tanto ruffiana quanto priva di contenuti a darmi l’illusione che Tu sia realmente interessato al mio bene anziché al Tuo personale tornaconto.
Mi fa realmente piacere che Ti dimostri così convinto che siano stati venti mesi di governo Prodi a mettere l’Italia in ginocchio; a far piangere famiglie, imprese, giovani e soprattutto i più deboli; a mettere a rischio la sicurezza; a compromettere l’immagine internazionale del nostro Paese. E mi fa piacere perché avvalora, se mai ve ne fosse bisogno, la mia tesi di un Tuo totale distacco dalla realtà. Credimi, Te lo dico con sincero affetto: non puoi pensare di abbindolarmi. Perché – forse non ci avrai pensato – ero già nato nel 2001, quindi so ben distinguere le Tue responsabilità nella situazione attuale del mio Paese, e per questo non ho alcuna intenzione di votarTi, né ora, né mai. E questo anche perché non ho la bizzarra abitudine di accordare la mia fiducia a chi non disdegna, all’occorrenza, di darmi del “coglione”.
Vedo che non hai mancato di sottolineare la Tua intenzione di non promettere miracoli, salvo poi spendere due interi capoversi della Tua missiva facendo esattamente questo. Come se davvero pensassi di avere a che fare con un “ragazzo di seconda media che non siede neanche al primo banco” – ancora una volta, ahimè, parole Tue. Che poi Tu venga a dirmi che il Tuo governo è stato l’unico, dal 1968 ad oggi, a ridurre la pressione fiscale, è una raffinatezza stilistica per la quale debbo sinceramente ringraziarTi: hai saputo regalarmi qualche secondo di pura ilarità.
Detto questo, caro Silvio, Ti saluto, invitandoTi caldamente ad evitare, d’ora in avanti, di scrivermi – ho una vita densa d’impegni e mi capirai se Ti confido di avere l’abitudine, nel poco tempo libero, di dedicarmi a letture più piacevoli ed edificanti.
Un forte, cordiale abbraccio
P.S. resto ovviamente disponibile, in quanto precario dotato di uno smagliante sorriso, per eventuali incontri con un qualunque membro della Tua numerosa prole, ovviamente allo scopo di una stabile e duratura relazione.
"Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse". (Silvio Berlusconi, 4 aprile 2006)
Decadenza della civiltà televisiva è quando rimpiangere i vecchi programmi diventa così insopportabilmente doloroso che ti accontenti di rimpiangere le vecchie sigle.
"La televisione è la prima cultura genuinamente democratica, la prima cultura disponibile a tutti retta completamente da ciò che la gente vuole. La cosa più terrificante è ciò che la gente vuole". (Clive Barnes)
Qualcuno dimostra di aver capito come ragionano molti italiani. La cosa mi mette i brividi, soprattutto perchè ho l'impressione che potrebbe esser vera.
Non siamo ancora agli otto milioni di baionette. Ma c'è tempo.
"Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre". (Winston Churchill)